Pole dance: è davvero volgare o è uno sport?
Sotto un video in cui mi stavo allenando per una gara di pole dance è comparso un commento curioso: non diceva che ero troppo scoperta e nemmeno che la pole dance fosse volgare. Diceva che avrei dovuto indossare dei pantaloncini da pole dance neri invece di quelli lilla. La parte di corpo esposta sarebbe stata esattamente la stessa. Ma il colore, a quanto pare, era il vero problema.
Sotto quel video sono arrivati molti altri commenti:
“In che night lavora?”
“Questo non è uno sport.”
“Prova uno sport vero.”
È in momenti come questi che capisci una cosa: spesso chi giudica la pole dance non sa davvero cosa sta guardando.
Perché molte persone pensano che la pole dance sia volgare
Quando qualcuno dice che la pole dance è volgare, spesso non lo fa per cattiveria. Più semplicemente parla di qualcosa che non conosce davvero. C’è una grande differenza tra chi giudica da fuori e chi ha provato almeno una volta ad avvicinarsi a questo sport.
Molte pole dancer sentono il bisogno di difendere la pole dance, ma nella maggior parte dei casi il problema non è un giudizio morale consapevole: è soprattutto mancanza di conoscenza. Le persone spesso ripetono idee che hanno sempre sentito, senza essersi mai fermate davvero a chiedersi da dove nascano.
Per molto tempo la pole dance è stata associata quasi esclusivamente ai night club e nell’immaginario collettivo è rimasta legata a quel contesto. Per questo ancora oggi molte persone pensano che qualsiasi attività attorno a un palo sia automaticamente qualcosa di sessuale o provocatorio.
Ma questo immaginario non nasce dal nulla. È legato anche al modo in cui, storicamente, la società ha guardato al corpo delle donne. Per secoli il valore “morale” di una donna è stato associato al suo aspetto: quanto il suo corpo fosse coperto, quanto fosse percepito come sessualizzato, quanto fosse considerato “decoroso”.
Non si tratta di qualcosa di biologico, ma di un fatto culturale. Cambia con il tempo e con il luogo: in una spiaggia italiana un bikini è perfettamente normale, mentre in altri contesti potrebbe essere visto come scandaloso. Il corpo è lo stesso, ma cambia la narrazione che la società costruisce attorno a quel corpo.
Ed è proprio dentro questa narrazione che nasce un paradosso interessante. Anche quando le donne hanno formalmente più libertà, il controllo sociale non scompare: diventa semplicemente più diffuso e più sottile. Non arriva solo dall’alto, da norme o istituzioni, ma anche dal gruppo stesso.
Così può accadere che certe regole culturali diventino talmente radicate da essere ripetute quasi automaticamente, anche da chi non si rende conto di farlo. E quando un corpo femminile si muove libero — anche in uno sport come la pole dance — qualcuno finisce per interpretarlo attraverso quelle categorie che la società ha costruito nel tempo.
La pole dance non è solo sensualità: è anche forza e tecnica
Chi guarda la pole dance dall’esterno spesso nota prima di tutto l’aspetto estetico: il corpo, i movimenti fluidi, la sensualità di alcune figure. Ma chi prova davvero questa disciplina scopre molto presto che dietro c’è qualcosa di completamente diverso: forza, tecnica e coordinazione.
Un dettaglio che molte persone non conoscono riguarda proprio l’abbigliamento. Nella pole dance la pelle serve per fare grip sul palo: è ciò che permette di aderire all’attrezzo e sostenere il peso del corpo durante salite, inversioni e figure sospese. Il tessuto invece scivola.
Per questo allenarsi completamente vestiti non è più elegante. È semplicemente più pericoloso.
Cosa succede quando qualcuno prova davvero pole dance
Quando qualcuno prova pole dance per la prima volta, la realtà è molto diversa da quella che si vede nei video sui social. Di solito succedono tre cose quasi subito:
• si scivola dal palo
• ci si sente scoordinati tra braccia, gambe e corpo
• ci si accorge di non riuscire nemmeno a tirarsi su
Quello che da fuori sembra semplice o naturale in realtà richiede tempo, allenamento e una grande consapevolezza del proprio corpo. È proprio in quel momento che molte persone capiscono che la pole dance non è solo una performance estetica, ma una disciplina fisica impegnativa, molto più vicina alla ginnastica e all’acrobatica di quanto si immagini.
Ricordo molto bene anche la sensazione che ho provato io quando ho iniziato. Quando mi è stato chiesto per la prima volta di andare a testa in giù sul palo, ho avuto una reazione quasi istintiva: mi sono sentita come una bambina al parco giochi. Come quando ti arrampichi sul castello e provi a stare a testa attaccata solo con le gambe, unicamente per vedere se ci riesci.
C’era la stessa curiosità, la stessa sfida con me stessa: capire se il mio corpo fosse capace di fare qualcosa che all’inizio sembrava impossibile. E forse è anche questo uno dei motivi per cui tante persone restano affascinate dalla pole dance: perché risveglia quel desiderio molto umano di arrampicarsi, sperimentare e scoprire fin dove può arrivare il proprio corpo.
Pole dance e lap dance: perché le persone fanno confusione
Quando ho iniziato pole dance non sapevo nemmeno io la differenza tra pole dance e lap dance. Pensavo si trattasse semplicemente di un tipo di ballo sensuale attorno al palo, qualcosa di simile a una coreografia un po’ più provocante. Non immaginavo affatto tutta la parte di forza, acrobatica e tecnica che avrei scoperto poco dopo.
In realtà questa confusione è molto comune. Se una persona non ha mai visto una gara, una lezione o un allenamento di pole dance, è normale che faccia fatica a distinguere le diverse discipline.
Oggi però il mondo della pole dance è molto più ampio e articolato. Esistono diverse interpretazioni della disciplina, ognuna con caratteristiche e obiettivi differenti. Tra le più diffuse ci sono:
• la pole sportiva, che mette al centro forza, tecnica e figure acrobatiche ed è sempre più vicina alla ginnastica;
• la pole artistica, che combina elementi tecnici con espressività, musica e coreografia;
• l’exotic pole, che abbraccia in modo più esplicito la sensualità e l’estetica del movimento.
Sono tutte sfumature diverse di uno stesso linguaggio corporeo e richiedono anche tipi di abbigliamento diverso. Il problema è che chi guarda da fuori spesso non conosce queste differenze e tende a mettere tutto nello stesso contenitore.
Proprio da questa mancanza di conoscenza nasce gran parte della confusione tra pole dance e lap dance. Quando invece si entra davvero in una sala di pole, ci si accorge molto rapidamente che si tratta di un mondo molto più complesso e variegato di quanto sembri.
Volgare ed erotico non sono la stessa cosa
C’è un episodio della mia adolescenza che mi torna spesso in mente quando si parla di pole dance e volgarità.
Ero molto giovane e avevo iniziato a interessarmi al disegno di fumetti. Mi erano capitate tra le mani alcune illustrazioni di Milo Manara, un fumettista noto per i suoi disegni sensuali. Ricordo di aver commentato: “Sono un po’ volgari.”
Mio cognato mi corresse subito:
“Non sono volgari. Sono erotici. C’è differenza.”
All’epoca quella distinzione mi sembrava sottile, ma col tempo ho capito quanto fosse importante. La parola volgare viene spesso usata per indicare qualsiasi cosa abbia a che fare con il corpo o con la sensualità. In realtà erotico e volgare non sono la stessa cosa.
Anche nella pole dance esistono diverse sfumature. Alcune interpretazioni della disciplina, come l’exotic pole, abbracciano in modo esplicito la sensualità del movimento. È una scelta stilistica consapevole, che fa parte del linguaggio di quella forma di espressione.
Ma sensualità non significa automaticamente volgarità.
È semplicemente una dimensione dell’esperienza umana.
La seduzione, il desiderio, il piacere di sentirsi bene nel proprio corpo sono elementi che fanno parte della nostra cultura e della nostra quotidianità. Se la sensualità fosse davvero qualcosa di volgare, allora dovremmo considerare volgari anche molti gesti normali della vita di tutti i giorni: truccarsi, scegliere un abito che ci valorizza, mettere un rossetto prima di uscire.
In realtà si tratta semplicemente di modi diversi di esprimere se stessi attraverso il corpo.
La pole dance può essere sportiva, acrobatica, artistica o sensuale. Ridurla a una sola di queste dimensioni significa perdere tutta la complessità di una disciplina che, proprio come altre forme di movimento e di arte, può assumere significati diversi a seconda di chi la pratica e di come sceglie di esprimersi.
Quando le persone cambiano idea sulla pole dance
Nel mio caso ho notato una cosa molto chiara: le persone raramente cambiano idea dopo una discussione.
Puoi ripetere quanto vuoi che la pole dance è uno sport, parlare di tecnica, di allenamento, di competizioni. Ma spesso queste parole non bastano a scardinare un pregiudizio.
Capita più spesso che cambino idea quando vedono la fatica.
È quello che è successo anche nella mia vita.
All’inizio, per esempio, i miei genitori facevano fatica ad accettare che la pole dance fosse diventata una parte così importante del mio percorso. Non è stato un singolo momento a cambiare le cose. È successo lentamente, nel tempo, vedendo quanto mi allenavo, quanto prendevo sul serio questa disciplina e quanto lavoro c’era dietro.
Ricordo però un momento che mi ha fatto capire che qualcosa stava cambiando. Ho fatto vedere a mio padre, che ha più di ottant’anni, una donna della sua età che praticava pole dance. Credo che in quel momento abbia iniziato a guardare questa disciplina con occhi diversi. Non più come qualcosa di strano o incomprensibile, ma come un’attività che richiede impegno, forza e dedizione.
Lo stesso è successo con altre persone vicine a me. Il mio ex marito, ad esempio, ha cambiato completamente prospettiva quando mi ha visto preparare una gara. Ha visto gli allenamenti, la fatica, le ore passate a provare e riprovare gli stessi movimenti e quando è venuto a vedere la gara dal vivo, ha capito che dietro quella performance c’era molto più di quello che si vede in un breve video online.
È un’esperienza che vedo spesso anche con chi prova pole dance per la prima volta. All’inizio molti arrivano con un’idea molto vaga di cosa sia davvero. Poi si avvicinano al palo, provano a tirarsi su, provano a coordinare braccia e gambe… e improvvisamente capiscono.
In quel momento non serve più spiegare nulla.
La disciplina parla da sola.
Alla fine, molte delle critiche rivolte alla pole dance nascono da un malinteso. Da lontano si vedono solo alcuni elementi: un palo, un corpo scoperto, movimenti che possono sembrare sensuali. Ma quello che spesso non si vede è tutto il resto: la tecnica, la forza, la disciplina, le ore di allenamento e la ricerca continua di equilibrio tra corpo e movimento.
La pole dance può essere molte cose insieme. Può essere sport, sfida personale, espressione artistica, oppure semplicemente un modo per divertirsi e stare bene nel proprio corpo. Può essere potente, atletica, elegante. E in alcune sue forme può anche essere sensuale.
E non c’è nulla di contraddittorio in tutto questo.
Non c’è nulla di sbagliato nel voler sentirsi forti nel proprio corpo e non c’è nulla di sbagliato nemmeno nel voler essere sensuali.
Il corpo è uno strumento di espressione, proprio come la voce, il gesto o il movimento. La pole dance, nelle sue tante forme, è semplicemente uno dei modi in cui alcune persone scelgono di usarlo.







